AlUla
Guida di viaggio ad AlUla: le tombe nabatee di Hegra, Maraya, l’Elephant Rock, i migliori resort di lusso di AlUla con le relative stelle, come arrivare e quando andare.
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Il Journal
AlUla d’inverno è una delle grandi esperienze di viaggio del nostro tempo: un’antica valle di arenaria e palme nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, dove le tombe di Hegra si accendono all’alba e dove una manciata di resort di lusso fa ormai del deserto un mondo privato.
In sintesi
Il volo da Riad dura circa novanta minuti, e gli ultimi sono i più belli: l’aereo scende su un mare di roccia, e poi appare la valle, un nastro di palme da dattero tra scogliere color cannella. AlUla è stata per oltre duemila anni un crocevia, una tappa sulla via dell’incenso dove le carovane abbeveravano i cammelli diretti a nord. Oggi è il cuore di un piano attento, sotto la Royal Commission for AlUla, per accogliere i viaggiatori senza perdere ciò che rende il luogo straordinario. La nostra guida ad AlUla contiene i dettagli pratici.
Arrivammo a gennaio, quando le giornate sono calde e dorate e le notti abbastanza pungenti da richiedere un fuoco. È questo contrasto, più di ogni altra cosa, a definire AlUla d’inverno: escursioni ed esplorazioni in maniche di camicia di giorno, poi coperte sulle spalle per la cena sotto le stelle.

I resort di AlUla sono pochi, e ciascuno ha un carattere proprio. Il Banyan Tree AlUla (cinque stelle) sorge nella valle di Ashar, con le ville-tenda raccolte contro le pareti di arenaria, ognuna con piscina privata e una vista che cambia colore di ora in ora. Poco lontano, l’Our Habitas AlUla (cinque stelle) è più informale, con basse ville in legno, yoga all’alba e un braciere conviviale dopo il tramonto. Nella città vecchia, il Dar Tantora The House Hotel (cinque stelle) restaura un gruppo di case in mattoni crudi, illuminate di notte da candele e lanterne: un modo quieto e bellissimo di percepire la storia del luogo.
Altro è in arrivo. Diversi grandi nomi dell’ospitalità hanno annunciato resort nella valle, e li aggiungeremo man mano che apriranno; per ora li indichiamo come «Da confermare». Per un quadro più ampio, compresi i campi tendati in altri deserti, consulti campi e lodge di lusso nel deserto.
Eravamo a Hegra prima dell’alba. Il sito, chiamato al-Hijr nei testi più antichi, era la città meridionale dei Nabatei, lo stesso popolo che edificò Petra in Giordania, e conserva più di cento tombe monumentali scavate nella roccia tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La più celebre è Qasr al-Farid, il Castello Solitario, un’unica grande tomba scolpita in un masso isolato, incompiuta alla base, che alle prime luci sembra galleggiare sulla sabbia.
Le visite si svolgono con guida, e le guide, molte delle quali appartenenti a famiglie di AlUla, sono eccellenti: leggono le iscrizioni, spiegano i simboli delle aquile e delle urne sopra gli ingressi e raccontano le storie delle famiglie che vi sono sepolte. Nel 2008 Hegra è divenuta il primo sito saudita iscritto nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, e resta meravigliosamente poco affollata. Se ha già visto Petra, ci vada; se non l’ha vista, ci vada comunque, e pianifichi poi Petra come secondo capitolo.
Maraya, Elephant Rock
Il simbolo moderno di AlUla è Maraya, una sala da concerto interamente rivestita di specchi, collocata in un canyon in modo da sembrare dissolversi nelle rocce circostanti. Ospita concerti ed eventi per tutta la stagione invernale, e il suo ristorante sulla terrazza è una delle tavole più memorabili del Regno; è consigliabile consultarne il programma prima della visita.
Al tramonto tutti convergono verso l’Elephant Rock, un’imponente formazione modellata dal vento nella forma inconfondibile di un elefante, con sedute basse e bracieri disposti attorno alla base. Noi abbiamo preferito arrivare un po’ in anticipo e osservare il mutare dei colori in un silenzio quasi assoluto. Un’altra sera abbiamo percorso i vicoli della città vecchia di AlUla, con le sue centinaia di case in mattoni crudi, piccoli caffè e botteghe artigiane, e siamo saliti fino al forte che la sovrasta per ammirare la vista sui palmeti.
Nei giorni successivi siamo stati a Dadan, antica capitale dei regni dadanita e lihyanita, e a Jabal Ikmah, una biblioteca a cielo aperto di iscrizioni sulle pareti del canyon. Una mattina abbiamo sorvolato la valle in mongolfiera, esperienza che consiglieremmo a chiunque non soffra di vertigini.
Cene nel deserto e festival invernali
I pasti migliori del viaggio si consumano all’aperto. I resort organizzano cene private nel cuore dei canyon, con lanterne sulla sabbia e uno chef che cucina sulla brace, e l’osservazione delle stelle che segue è straordinaria, perché i cieli di AlUla sono tra i più bui che si possano trovare vicino a un centro abitato. Tra novembre e marzo, AlUla Moments propone una stagione di eventi, tra cui Winter at Tantora, l’AlUla Arts Festival e il Desert Polo; le date variano ogni anno, perciò consulti il programma ufficiale quando pianifica il viaggio.
I cittadini statunitensi possono ottenere online l’eVisa turistico saudita, e la guida ai viaggi in Arabia Saudita illustra ingresso, abbigliamento e usanze. L’abbigliamento è informale ma sobrio; coprire spalle e ginocchia è segno di cortesia, e scarpe comode da passeggio sono indispensabili. AlUla è «dry»: non si servono alcolici. La maggior parte dei visitatori la abbina a Riad e ai resort del Mar Rosso; il nostro itinerario in Arabia Saudita mostra come.
Lasciammo AlUla convinti che sarà una delle destinazioni più discusse del decennio. Per la visione che la ispira, legga Saudi Vision 2030 e i suoi gigaprogetti.
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